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BIODANZA | LA DANZA DELLA VITA

March 10, 2016

Dall’alba dei tempi la musica e la danza sono state considerate modalità di espressione sacre utilizzate in ogni tipo di rituale tribale, non solo come mezzi per produrre reazioni o scatenare emozioni, ma anche per espandere vibrazioni in grado di risuonare nell’individuo, nella collettività con l’obiettivo di scioglierne i blocchi o di ripristinare il contatto con la sostanza universale di cui siamo costituiti.
L’espressione corporea associata a diverse tipologie di suoni faceva parte della dimensione quotidiana della persona nella comunità; sentire attraverso il corpo era una pratica esaltata a pura connessione con la propria essenza, ed esprimere il sé era cosa benedetta. Il corpo diventava, in base a necessità e situazioni, un grande orecchio per sentire oltre le parole, un grande occhio per guardare oltre l’evidenza, un grande naso per affidarsi all’istinto, una grande bocca per assaporare piacere e dolore come opposti complementari, una grande mano per non perdere le redini della vita.


Un’attitudine, questa, congelata dall’idea di peccato e di improbabile pudore tutta occidentale, che ha bloccato gli impulsi e le spinte vitali del corpo focalizzandosi sul pensare e programmare più che sul “sentire”. Fortunatamente, però, fino al nostro tempo e spazio sono giunte anime in grado di scuotere la percezione assopita e impaurita dalla rigidità cui siamo stati istruiti, per risvegliare la scintilla di vita che genera vita all’interno del corpo.

 

Fra queste anime, incontriamo il cileno Rolando Toro Araneda (1924-2010), che nella sua esplorazione della complessità dell’individuo in veste di psicologo, antropologo, poeta e pittore arrivò a mettere a punto una tecnica di espressione solo superficialmente corporea, poiché intrinsecamente animica: la biodanza, dal greco “bios”, cioè vita e “danza”, dal francese “movimento pieno di significato emozionale”. Nata da studi sul teatro, su maschere e identità, sugli stati di regressione prodotti dal totale trasporto della musica, utilizzò questa disciplina prima su soggetti con disturbi psichici, per poi valutare gli sviluppi nel comportamento di persone “sane”.

 

 

 

La biodanza ruota attorno a tre poli fondamentali e simultanei: musica, corpo, e “vivencia”. Il movimento costituisce la totalità dell’essere nell’unione fra istinto e pensiero ed è stimolato attraverso musiche con vibrazioni e messaggi specifici e, soprattutto, attraverso la relazione con l’altro.

Generalmente, la classe di biodanza si struttura in tre macro fasi: un primo tempo di condivisione, in cui si rafforza il potere del cerchio mettendo in circolo l’energia dei partecipanti, le danze vere e proprie (che possono essere individuali, di coppia o di gruppo) e una parte finale in cui, con il ritorno al cerchio, si percepisce l’estrema dolcezza di un senso appartenenza, di fratellanza e di solidarietà che è un ritorno a casa.

 

 

Ciò che rende la biodanza una manifestazione della libertà e dell’autenticità del singolo consiste nella libertà dell’esecuzione del movimento o della sua interpretazione, nel caso in cui l’insegnante suggerisca una modalità per iniziare la danza.

 

Il concetto di “vivencia” implica la possibilità di ristabilire il contatto perduto con la propria identità autentica, attraverso la potenzialità e la sacralità del corpo che abbiamo scelto/abbiamo ricevuto “in dotazione” per affrontare le sfide e per percepire le bellezze di questo viaggio sulla terra. “Vivencia” costituisce il presente assoluto, l’hic et nunc dell’individuo che torna ad essere tutt’uno con se stesso e con l’universo da cui è stato generato.

 

Praticando la biodanza, vi sono benefici puramente fisici come possono essere lo scarico di stress e tensioni dopo una giornata pesante, ma sono molteplici e profondi i vantaggi di sperimentare questa tecnica a livello più emozionale e spirituale.

 

 

L’insegnante, di norma, offre agli studenti un tema che verrà trattato attraverso differenti colonne sonore e movimenti per approfondirne ogni aspetto più significativo, più nascosto, e alle volte capace di smuovere ricordi o sensazioni anche dolorosi che stanno solo aspettando di essere trasformati in possibilità di rinascita. Il movimento sarà liberazione dopo che si avrà avuto il coraggio di mollare le resistenze, e nel momento di non-giudizio verso se stessi si compirà il miracolo. L’argomento della classe si tramuta quindi in una terapia leggera o dirompente (in base allo stato d’animo della persona) ma sicuramente di validissimo aiuto per far sciogliere gli iceberg del corpo e del cuore.

 

Nel contesto protetto del gruppo, nessun componente viene giudicato per il suo modo di muoversi, per i gesti che manifesta o per le emozioni che riesce a buttare fuori. Chi partecipa si mette in un atteggiamento di accoglienza e rispetto nei confronti dell’altro (ho avuto modo di sperimentare e confrontarmi con altre persone che fanno biodanza e questo era un aspetto costante), e grazie proprio alla possibilità di interagire con l’altro si è in grado di integrarlo in sé, facendogli da specchio. Nella biodanza la disponibilità dell’incontro con l’altro è la naturale condizione a priori. Non c’è nessun tipo di forzatura o obbligo, ma ciò che emerge nella dimensione della danza è proprio la necessità di relazionarsi attraverso l’espressione spontanea. Esprimersi, evitando le parole, affidandosi ai gesti, per permettere all’anima nelle cellule del nostro corpo di tornare a pulsare di vita.

 

 

L’obiettivo della biodanza, dunque, è estremamente semplice, di una spontaneità disarmante: tornare alla Vita, poiché ogni cosa viva è in movimento. Ciò che risulta incredibile, è che i benefici non sono circoscritti al momento della pratica. Molte persone che hanno intrapreso un percorso di biodanza sostengono che ritrovare il contatto con se stessi percependo la liberazione che porta l’espressione, permette di acquisire maggior fiducia nelle proprie potenzialità, trovando da soli il sostegno di una forza che non si era mai svelata in precedenza. Anche il rapporto con gli altri partecipanti crea una maggiore apertura verso l’altro, comprensione, necessità e spinta alla condivisione. Stimolare e sviluppare la “vivencia” permette di raggiungere un equilibrio e una salute tanto fisica quanto emozionale, sperimentando la pienezza della vita e trasformandola nella propria prerogativa esistenziale.

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