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STORIA DI UNA GOCCIA DI PIOGGIA CHE SI INNAMORO' PER UN ATTIMO

January 7, 2017

Era un giorno meraviglioso d’estate, forse il giorno più meraviglioso del mondo per una goccia di pioggia. La goccia accarezza le cose, è una mano di velluto su ogni tipo di cuore. Superficie ruvida, accogliente, frastagliata; cuore arido, cuore gentile, cuore dissestato. 

 

 

Quel giorno stava piovendo poco. Goccia era cresciuta abbastanza, era ora che finalmente partisse, senza guardarsi indietro, senza abbandonare la sua casa nuvola ma semplicemente accettando che il corso delle scelte implicava la necessità di prendere distanza, spazio. C’era la dimensione nuova in cui saltare, il baratro più sconosciuto e entusiasmante che avesse mai potuto immaginare.

 

Goccia era una goccia socievole. Amava le altre gocce, si era sentita parte di un meccanismo più grande, alle volte. Ma le sue relazioni erano sempre durate poco. C’è chi aveva saltato prima di lei, per dovere, per sfinimento, per coraggio, per coerenza, per intolleranza… perché è così che vanno le cose, sulle nuvole, ci si lascia andare.

 

Arrivò il giorno in cui qualcosa si mosse dentro di lei. Sentì che quello non poteva più essere il suo posto, sentì che doveva provare il brivido del rischio o si sarebbe sciolta su quella nuvola senza mai vedere le bellezze del mondo, di cui in tante le avevano parlato. 

 

Non si guardò indietro, non salutò nessuno prima di andare. Accomiatarsi sarebbe stato un po’ morire… e lei voleva vivere, vivere, vivere…

 

Non prese la rincorsa come facevano tutte. Si mise sul bordo del vuoto, lo assaporò per un attimo. Il vuoto, dentro e fuori, l’immenso, dentro e fuori. Si lasciò scivolare giù dal suo confine quotidiano, in caduta libera, la caduta che libera.

 

Il volo passò veloce, vide il mondo splendere della sua luce migliore, della luce del tramonto, quando il frastuono dell'inutile abbassa il suo volume e si torna a respirare. Vide le sue settantamila bellezze, quelle di cui aveva sentito parlare. Sentì il suo cuore battere all’impazzata. Sentiva la sua pienezza, la sua interezza, la goccia di pioggia più definita, precisa, perfetta che fosse mai nata. Raccolse in sé ogni stupore.

 

 

La caduta libera le aveva regalato la vita che in tanti giorni spesi con il naso all’ingiù sul filo della nuvola aveva potuto solamente immaginare. Ed era infinite volte meglio di quanto si fosse aspettata.

 

Nella caduta libera si accorse di non essere sola. Un’altra goccia, simile a lei nella sua differenza, si godeva lo spettacolo. Nella libertà immensa che si era guadagnata, nella tanto bramata assenza di confini, Goccia si accorse di poter smettere di essere sola. Due gocce d’acqua, simili per la loro differenza, cadevano libere nella stessa direzione, si guardarono, si sorrisero; per la loro composizione, il sole filtrava attraverso in un riflesso d’arcobaleno. Era quello l’Amore? Amarsi senza una dimensione, senza una propensione, lasciandosi liberi di andare, vicini abbastanza per riconoscersi senza trattenersi.

 

Goccia sapeva che quell’attimo di caduta libera era il tempo di eterno presente che stava cercando.

 

Goccia, in un millesimo di secondo, sapeva di essersi innamorata. Sapeva che sarebbe stato un secondo. 

 

L’amore non si può trattenere, l’amore l’aveva scelta come un canale, per quell’attimo di cui avrebbe sempre dovuto essere grata. Era nella sua natura accettare il ciclo, esser capace di lasciare andare, lasciarsi andare, per rinascere goccia. Il dolore del distacco trovava consolazione nella luce della consapevolezza, nella consapevolezza che nulla muore, che anche lei, come il suo Amore, sarebbe cambiata, disperatamente, meravigliosamente.

 

Chiuse gli occhi per un attimo, sentì che stava per toccare un cuore. L’impatto fu dolce come tornare sulla sua nuvola di panna. L’attrito rallentò la sua corsa, in un’esplosione di gioia e rassegnazione. Era arrivato il momento di trasformarsi, lasciando andare ciò che per un momento di breve infinito aveva provato.

 

Era caduta su un cuore nascosto da una pelle di pesca.

 

Una goccia di pioggia al tramonto era diventata lacrima. Aveva trovato nuovamente una casa, nella pelle di pesca che la stava assorbendo. Si stava sciogliendo sulla superfice che poteva accoglierla.

 

Non aveva paura di assecondare il suo cambiamento, perché non poteva opporsi all’inevitabile corso del destino. Dentro di sé sapeva di poter nuovamente andare, perché questa è la storia di una goccia di pioggia che si innamorò per un attimo.

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