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TAROCCHI DI MARSIGLIA | UN VIAGGIO TRA GLI ARCANI MAGGIORI (Introduzione)

January 14, 2017

La tarologia è un’arte del guardare. L’osservazione si rivolge a un’interiorità, che si manifesta a livello fenomenico attraverso l’evento della disposizione delle carte, che, come parole, narrano la profondità della persona.


Ogni interpretazione è un proiezione, un viaggio in un territorio che si fa sempre più chiaro con il procedere della conversazione tra il tarologo, una sorta di “guida”, e il consultante, pellegrino del suo stesso territorio.

 

La cartomanzia dunque non consente di ottenere risposte rispetto a un destino, quanto migliorare l’ascolto di sé; desideri, paure, aspettative, consapevolezze, blocchi sono infatti spesso nascosti.

 


In altre parole, la missione della lettura è il “Conosci te stesso” (come recita il motto dell’oracolo di Delfi), dunque percorrere un viaggio di evoluzione individuale, ponendosi in ascolto della propria interiorità. Metaforicamente, ricordando l’insegnamento di Socrate, ogni essere umano contiene al suo interno un dàimon (letteralmente “demone”), un’ ”entità illuminata” che, se ascoltata, suggerisce ciò che è bene per ognuno.

 

 

 

 

L’interpretazione degli arcani si colloca quindi nella posizione di favorire l’auto-ascolto, portare alla coscienza un contenuto latente, così da favorire un risveglio che consenta di agire pienamente secondo la propria volontà, liberi dai condizionamenti che spesso (anche inconsapevolmente) ci imponiamo. Fondamentale è ricordare che le risposte, offerte da una lettura, non sono un verdetto, ma rappresentano il punto da cui scaturisce un’autonoma riflessione da parte del consultante. La consultazione è uno strumento per arrivare alla meta, non la meta stessa.

 

I simboli raffigurati sulle lame corrispondono ad archetipi (La parola “archetipo” - coniata da C.G. Jung - indica la percezione della realtà mediante forme ricorrenti e tipiche in diversi periodi storici e comunità culturali; gli archetipi sono presenti nell’essere umano a livello inconscio, e sovvengono attraverso i sogni, metafore, mitologie, produzioni culturali), depositati in un inconscio collettivo (dunque appartenenti ad una dimensione sovra- individuale). Essi sono presi in prestito da diverse credenze religiose, correnti mistiche e dottrine filosofiche; proprio questa non univoca paternità ne costituisce la ricchezza e l’estesa capacità di dialogo.

 

Il Tarot è un’ente completo e complesso, un ponte che riesce a porre in comunicazione l’universale (inconscio collettivo) con il particolare (inconscio individuale), il coscio e l’inconscio, intuizioni e intenzioni.

I 22 arcani maggiori rappresentano il riflesso per immagini dell’inconscio, uno strumento volto all’esplorazione di se stessi, degli altri e del mondo.


L’arte dell’interpretazione dei tarocchi ha come scopo quello di permettere una riflessione profonda e introspettiva, favorendo la connessione tra il piano cosciente e quello incosciente del consultante; in questo senso si tratta di una forma proiettiva di “cura dell’anima”.

 

 

Gli arcani maggiori sono 22 carte (Ritengo necessario specificare che nella sua interezza il Tarot si compone di 78 carte, 22 maggiori e 56 minori, ma in questa sede mi occuperò solo del primo tipo), numerate con simboli romani (da I a XXI più Il Matto che non ha numero), divise in due serie:

 

1) Serie “terrena” da I a X: sono raffigurati personaggi umani e animali in situazioni realistiche

 

2) Serie “celeste” da XI a XXI: presenta situazioni maggiormente allegoriche e spirituali, “metafisiche”

 

La disposizione delle lame rappresenta una progressione verso la realizzazione fisica e metafisica dell’individuo, che segue due processi diversi ma paralleli: uno terreno e l’altro spirituale.

 

 
Le due serie, unite, rappresentano un itinerario che parte con una potente energia creatrice e indistinta (Il Matto), concettualmente simile all’àipeiron di Anassimandro, che, passando per la differenziazione (da I a XX) termina il in una creazione compiuta e definita (Il Mondo, XXI). La progressione della disposizione nello spazio segue quella nel tempo. La temporalità degli arcani è circolare: la fine di un ciclo rappresenta l’inizio di un altro, secondo una concezione ciclica dell’andamento delle cose e del loro eterno ritorno. I tarocchi (o arcani ossia “segreti”, “misteri”, nel senso di qualcosa non totalmente governabile dalla razionalità) sono un gioco gravido di senso implicito non immediatamente coglibile.

 

Intraprendiamo quindi l’esplorazione degli arcani maggiori, mappa universale di un inconscio collettivo, proprio iniziando dal viandante per eccellenza, che conferisce la spinta iniziale a questo percorso volto all’introspezione: l’arcano senza numero, Il Matto.

 

(a seguire verranno articoli dedicati ai singoli Arcani)

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