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THE ZERO THEOREM

February 3, 2017

 

Regia: Terry Gilliam

Casa Cinematografica: Media Pro Studios

Genere: Fantascienza - Drammatico

Anno Uscita: 2016

Durata: 107 min.

DESCRIZIONE:

In un mondo futuristico e orwelliano in cui l'umanità è controllata dal potere delle corporazioni e da "uomini videocamera" che rispondono alla losca figura nota solo con il nome di Management, il genio informatico Qohen Leth (Christoph Waltz) vive recluso all'interno di una ex cappella distrutta dalle fiamme. Eccentrico, solitario e afflitto da angoscia esistenziale, Qohen da tempo lavora su un misterioso progetto - il Teorema Zero - volto a scoprire lo scopo della vita, qualora ne esista uno. Il suo lavoro e il suo isolamento sono a volte interrotti dalle visite della sensuale e vistosa Bainsley (Mélanie Thierry) e dell'adolescente prodigio Bob (Lucas Hedges). Sarà grazie a una delle invenzioni di quest'ultimo che Qohen affronterà un viaggio all'interno delle dimensioni nascoste della sua anima, dove si nascondono le risposte che sia lui che Management stanno ricercando per provare o confutare il Teorema Zero.

​PERCHE' SCEGLIERLO:

Non essendo stato un film molto pubblicizzato, è stato difficile sceglierlo inizialmente, dato che in sostanza l'ho trovato per puro caso spulciando nel web. Ma la curiosità mi ha subito rapito, il titolo è un invito a nozze per gli amanti dell'ignoto e la copertina (o le copertine dato che in circolazione ce n'è più di una) dà il segnale finale che è il caso di approdare a questo film. Dal trailer ti aspetti qualcosa di futuristico, di assolutamente distopico e apocalittico, ma la voglia di capire, di entrare nel Teorema Zero è più forte delle aspettative. Attori di primo calibro, il che ti fa subito domandare: come mai non ero al corrente di questo pezzo di cinema?

 

Si è da subito proiettati in un universo assolutamente controsenso, dove la pubblicità fa da padrona, dove l'assoggettamento del più debole (povero) è simbolo di assolutismo più sfrenato, dove la tecnologia è la regina assoluta ed il lavoro dell'uomo ridotto ad un banale ingranaggio senza "arte nè parte". Eppure, più il film scorre, più ci si addentra nei tratti più profondi della psiche umana, potendo analizzare nel dettaglio ogni aspetto del bipolarismo ormai alla portata di tutti gli esseri umani, una contraddizione da sfatare, un enigma da risolvere. Discorsi fatti da e verso sè stesso, domande e risposte imperterrite rivolte alla speranza, alla fede, al cambiamento, alla rinascita... un pò macchinoso a volte come intreccio narrativo, ma anche quello ha il suo significato ai fini del "fine", o di ciò che sarà "inizio".

 

La parola amore che lieve lascia il suo segno qui e lì come una libellula dalla quale inizialmente scapperesti, ma che in fine cerchi per osservarne le colorazioni, la leggerezza, l'agilità, la singolarità. Si vive un senso di inadeguatezza quasi costante, divisi fra il sogno di entrare nell'immensità dell'universo e l'incubo di dover vivere inevitabilmente in un mondo così materialista... insomma... una bella insalata di emozioni, condita con un'abile fotografia ed un pizzico immancabile di effetti speciali. 

 

Non direi da vedere, ma da rivedere necessariamente!

 

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