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CHAKRAS | I VORTICI ENERGETICI ALLA BASE DELLA VITA

March 5, 2017

 

Il concetto di “Chakra” (adattamento del sostantivo neutro sanscrito cakra, traducibile come "ruota", "disco", "cerchio") è proprio delle tradizioni religiose dell'India. Nell'accezione più comune è usualmente reso anche con "centro", per indicare quegli elementi del corpo sottile nei quali è ritenuta risiedere latente l'energia divina.

 

Nei testi i chakra sono variamente descritti e anche raffigurati con molti particolari. Ognuno di questi elementi ha una valenza simbolica precisa, con riferimenti sia al processo di emanazione del cosmo, sia a quello di riassorbimento in esso.

 

Il simbolo prevalente per i chakra è quello del fiore di loto, rappresentato come osservato dall'alto e coi suoi petali aperti e variamente colorati. Il numero dei petali e il relativo colore varia a secondo del chakra.

 

Su ogni petalo è riportato un grafema dell'alfabeto sanscrito, la "lingua perfetta", perché ogni cosa nel mondo ha un nome grazie a questi suoni. All'interno del fiore è generalmente riportato uno yantra, ossia un diagramma simbolico che è in relazione con un elemento costitutivo del cosmo (tattva). Troviamo inoltre un mantra scritto in caratteri devanāgarī, anch'esso in relazione col tattva, il suo suono generatore; e una divinità che lo presiede. Sono spesso altresì raffigurate altre divinità, deputate a presiedere quel determinato chakra. Completano la rappresentazione iconografica lo yoni, rappresentato con un triangolo con la punta verso il basso, e il liṅga, simboli di Śakti e Śiva rispettivamente, i due poli del divino: il trascendente e l'immanenente, la luce e il suo riflesso, l'essere e il divenire, il maschile e il femminile.

 

 

 

Il primo chakra: Muladhara

La sede di Muladhara nel corpo umano è alla base della colonna vertebrale, tra l'ano e i genitali. Il primo chakra corrisponde alle ghiandole surrenali; controlla anche le funzioni dell'intestino, le gambe e tutte le parti solide del corpo: ossa, unghie, denti. Situato alla base della colonna vertebrale, tra l'ano e gli organi genitali esterni nella zona del plesso coccigeo, è rappresentato da un loto cremisi con quattro petali. Il suo colore aurico è il marrone o rosso intenso.

 

Il secondo chakra: Svadhisthana

Il secondo chakra è rappresentato come un loto con 6 petali rossi. Sul piano sottile la sua posizione è in corrispondenza del plesso sacrale, poco più sopra di Mûlâdhâra o chakra della radice. Il secondo chakra è in connessione con il piano sessuale, ma in modo diverso rispetto a Mûlâdhâra. Quest’ultimo, infatti, è il chakra degli istinti sessuali più atavici, mentre Svâdhisthâna ha a che fare con l’erotismo, la sensualità e la sessualità consapevole. Il lavoro su Svâdhisthâna implica un potenziamento generale della vita sessuale e un miglioramento delle relazioni

 

Il terzo chakra: Manipura

Si trova nella regione del plesso epigastrico, all'altezza dell'ombelico. Il loto ha dieci petali e il suo colore aurico è tra il giallo e l’arancione. Il lavoro su Manipûra è il lavoro di strutturazione dell’ego, quello stesso ego che ci consente di essere pienamente protagonisti della nostra esperienza di vita.

 

Il quarto chakra: Anahata

Questo chakra è situato nella regione del plesso cardiaco. Il loto ha dodici petali dorati ed il suo colore aurico è verde. Questo centro energetico è strettamente connesso con il cuore non solo a livello fisico ma anche a livello emozionale. Lavorare su questo chakra significa intervenire sulle emozioni legate alle esperienze dell’individuo.

 

Il quinto chakra: Vishuddha

Il chakra è situato al livello del plesso laringeo. Il loto è di colore celeste con 16 petali rosso-cenere. I problemi legati al quinto chakra bloccato possono riguardare la tiroide, l’area della gola, ma anche l’utilizzo della parola, quindi l’insicurezza, la timidezza, l’incapacità di esprimersi in modo soddisfacente, la difficoltà a tirar fuori il proprio mondo, liberando la creatività.

 

Il sesto chakra: Ajna

Il suo nome sanscrito “Ajna” significa “sapere, percepire” e, per questo, il sesto chakra è considerato l’epicentro spirituale del nostro corpo, da cui si sprigiona l’energia necessaria per permettere al nostro sesto senso di cogliere i segnali, grazie ai quali troviamo orientamento nelle strade della vita, andando al di là della nostra consueta percezione, limitata ai cinque sensi fisici. 

 Il loto che lo rappresenta è bianco con due petali; il suo colore aurico è tra il blu e il viola.

Un sesto chakra equilibrato permette a ognuno di noi di “vedere davvero” e ci consente di scegliere il giusto cammino da seguire, fiduciosi della nostra onestà intellettuale davanti una decisione importante, facendoci dimenticare delle apparenze e della sola realtà oggettiva che il mondo esterno ci mostra, troppo spesso distorta e contaminata. 

 

Il settimo chakra: Sahasrara

Posto sopra la testa, è raffigurato con un loto rovesciato e munito di mille petali (sahasrā vuol dire appunto "mille"), dove mille è il risultato di 50x20: i cinquanta fonemi dell'alfabeto sanscrito ripetuti venti volte. Al centro del fiore è una luna piena che racchiude un triangolo. Questo chakra costituisce la porta verso l’infinito di cui siamo parte. Sviluppare questo chakra significa non solo potenziare le facoltà intellettive ma anche quelle più sottili e spirituali. È qui, in questo chakra, che l'adepto sperimenta l'unione col divino, la liberazione, il samādhi.

 

 

 

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