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IL VIAGGIO | "LUOGO" IN CUI NON CONTA LA DESTINAZIONE

Succede talvolta di tornare da un viaggio trasformati, come se la distanza da ritmi e luoghi conosciuti avesse permesso una liberazione da vecchi blocchi. L’arricchimento e la crescita interiore sono dovuti all’apertura verso nuovi pensieri, nuovi spazi: il viaggio è una metafora.

 

Quando si sta male si tende a fissare un punto nella parete e pensare che il mondo sia tutto lì. E invece c’è tutta la casa, e il pianeta. Esistono infinite possibilità di stare al mondo: viaggiare aiuta ad accorgersi della limitatezza dei nostri confini mentali. Allontanarsi dai binari noti, per ritrovarsi dentro. L’importante è aprire la mente e il cuore alle possibilità dell’essere.

 

 

Accade, infatti, anche di viaggiare impauriti, contratti, restando fermi dentro. Ci si ancora alle proprie abitudini, si fa resistenza al nuovo. Il giudizio filtra tutto, non lascia entrare niente, se non distrazioni superficiali, e si torna a casa uguali a sempre, e spesso insoddisfatti. In effetti, abbandonare i riferimenti soliti, anche quelli banali tipo il cibo, rappresenta una minaccia per un’identità fragile.

 

Per contro, un vero viaggio può essere stanziale: Jung sosteneva che le vicende interiori lo coinvolgevano al punto da sbiadire qualsiasi evento esterno, che diventava poco importante. La psicoterapia, corsi strani, esperienze diverse anche nella propria città, sono “viaggi”. E’ molto utile immaginare ogni viaggio come un pellegrinaggio, crearsene un’aspettativa aperta, poco definita nei dettagli: sarà un’esperienza importante comunque andrà. Soprattutto se riusciamo a portare un’attenzione consapevole su tutti i suoi aspetti, facendo sì che il viaggio diventi, sin dalla sua preparazione, quasi un rituale simbolico: cosa ci portiamo in valigia e nel cuore, cosa lasciamo, cosa ci spaventa di più, qual è il desiderio guida.

 

 

Osserviamo via via gli inevitabili contrattempi, le coincidenze felici, gli incontri casuali: perché si verificano, come reagiamo. C’è un messaggio in tutto quello che ci accade, e nel tempo diverso che si respira nei viaggi forse si può cercare di ascoltarlo.

 

Il viaggio aiuta a ritrovare noi stessi e non è qualcosa che dipende dalla destinazione, ma dal nostro stato d’animo.

 

  1. Viaggiare ci obbliga a vivere il momento. Quando viaggiamo vediamo cose che riteniamo in qualche modo irripetibili e per questo degne di tutta la nostra attenzione. Questo è l’opposto di quanto accade ogni giorno, quando mettiamo il pilota automatico e non notiamo quasi nulla: la strada che facciamo per andare al lavoro, i fiori che abbiamo sul tavolo, il modo in cui la luce entra dalle finestre al mattino.
     

  2. Viaggiare ci fa riscoprire il senso di meraviglia. Un po’ come succede quando incontriamo un nuovo amore, viaggiare ci fa vedere tutto sotto una luce diversa. Quante volte in un paese straniero avete pensato ‘che meraviglia questo parco’ o ‘questo ristorantino’ ma, pensandoci meglio, quelli che abbiamo nella nostra città non hanno nulla da invidiargli.
     

  3. Viaggiare ci insegna a risolvere problemi. Gli imprevisti, i ritardi, le situazioni in cui occorre spirito di adattamento sono piuttosto frequenti in viaggio. Un volo ritardato, un hotel da cambiare, un compagno di viaggio che si rivela troppo diverso da noi: quando siamo in viaggio entriamo in una modalità diversa, quella di problem solver. Con l’obiettivo di procedere e goderci comunque la vacanza, siamo più efficaci nel gestire i conflitti e a volte, quando serve, più disposti a mediare e a non arrabbiarci per dettagli inutili.
     

  4. Viaggiare ci rende più consapevoli. Ci sono tantissime realtà diverse che possiamo incontrare durante un viaggio. Alcune migliori delle nostre, altre drammaticamente peggiori. Vedere realmente e toccare con mano condizioni di vita più disagiate rimette molte cose nella giusta prospettiva e ci consente di apprezzare di più quello che abbiamo ogni giorno. Anche un letto pulito, un tetto sulla testa o una medicina quando ci occorre è qualcosa da non dare mai per scontato, e del quale essere grati.
     

  5. Viaggiare ci fa rivalutare casa. E’ bellissimo viaggiare, ma lo è altrettanto tornare a casa. Pensate al senso di felicità di rientrare nella nostra casa, ritrovare le nostre cose o, se abbiamo viaggiato soli, riabbracciare la nostra famiglia. Spesso durante i voli aerei mi fermo a fantasticare su quanto la vita familiare che spesso do per scontata in realtà sia bellissima, ma mi serve una certa distanza per capirlo. Il viaggio fa questo: ci da la giusta distanza per osservare la nostra realtà e capire quello che ci piace, e quello che invece vogliamo cambiare.
     

     

  6. Viaggiare ci spinge fuori dalla comfort zone. A volte proviamo cose che a casa non proveremmo mai solo perché siamo li, perché la situazione ci ispira, perché  siamo insieme a persone che ci incoraggiano e che stanno facendo lo stesso. Mi è successo quando ho fatto parapendio e ho nuotato con gli squali. A casa non avrei mai pensato di prenotare un corso o una prova di parapendio anche se li avessi avuti dietro casa, quando sei altrove invece trovi ispirazione e coraggio, voglia di lanciarti in tutti i sensi!
     

  7. Viaggiare ci rende e ci fa sentire interessanti. Torniamo a casa pieni di ricordi, ma anche di storie da raccontare. Ogni viaggio è un bagaglio di ricordi da condividere, ogni scoperta è una nuova conversazione – e niente da più felicità del poter raccontare esperienze bellissime. Possiamo essere meno interessanti e di successo del nostro interlocutore, ma c’è qualcosa che ci renderà e ci farà sentire sempre interessanti: il racconto delle nostre avventure.
     

  8. Viaggiare ci apre la mente. Banale? Sì. Ma anche vero. Conoscere nuove culture e nuove persone ci fa capire che concetti, idee, giudizi e regole con le quali siamo cresciuti forse non sono assoluti, e che siamo liberi di tracciare la nostra strada, fare scelte autonome anche molto diverse da quelle dei nostri genitori e del nostro contesto sociale. Quello che nel nostro microcosmo è ‘sbagliato’ in altri luoghi del mondo può essere ‘giusto’, quindi perché non giusto per noi? Penso sempre a come conoscere ventenni stranieri mi abbia fatto capire quanto noi italiani siamo ‘pantofolai’ e un po’ mammoni quando si tratta di partire e scoprire il mondo, e quanto ci facciamo limitare da idee superabili come il non avere abbastanza soldi o il non avere l’approvazione del papà.

 

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