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IMBOLC | L'ANTICA FESTA CELTICA CHE PORTA CON SE' IL DONO DELLA RINASCITA FEMMINILE

February 2, 2017

Imbolc (o anche Oimelc, o Imbolic) è l'antica festa celtica che indica il culmine dell'inverno e veniva celebrata fra i giorni del 31 gennaio e 2 febbraio, punto mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. La tradizione celtica seguiva il calendario lunare e nel rispetto della saggezza ereditata, Imbolc 2017 accade proprio oggi, il 2 febbraio.

 

Imbolc è la festività che porta con sé in dono della ri-nascita: una peculiarità tipicamente femminile, al pari dell’effetto della Primavera nel corso delle stagioni. Non a caso fin dalle civiltà preistoriche la donna è venerata in correlazione al culto della fertilità, della Luce che, come passa attraverso la donna, porta alla vita la terra, ridonandole il suo tepore e il germoglio dei suoi semi. La festa di Imbolc onora dunque la luce che torna a splendere nelle nostre vite, la Vita che torna alla Vita, ma in modo complementare si erge a monito per ringraziare con devozione la fase “buia” appena trascorsa.

 

L’inverno, vissuto sia sul piano della realtà umana e terrestre, ma anche sul piano emotivo ed emozionale, simboleggia una fase importantissima che non deve essere considerata sterile e opprimente. L’inverno nel ciclo delle stagioni è fondamentale così come nel ciclo dell’esistenza delle persone: permette di volgersi all’interno, di guardare con consapevolezza e maturità a ciò che accade nel profondo del nostro buio, per osservarlo, riconoscerlo ed affrontarlo. Il buio, è uno spazio troppo spesso svalutato perché visto come un sinonimo del negativo, mentre l’inverno simbolico del cuore è tanto importante quanto il risveglio della luce che si muove a Primavera.

 

Imbolc non era festeggiata con grandi celebrazioni tribali, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano tutte per celebrare insieme la Dea della Luce. Donne che tornavano alla Madre, a partire dal tramonto del giorno precedente, perché per i celti il nuovo giorno cominciava dal tramonto del sole: la rinascita del sole in quel giorno particolare segnava il processo della loro stessa rinascita femminile.

 

L’etimologia della parola Imbolc è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali. Ancora, Il termine Imbolg in irlandese significa "in grembo", in riferimento alla gravidanza delle pecore, così come Oimelc sta per "latte ovino", a indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte. In questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini e le pecore producevano latte, che assieme ai suoi derivati determinava spesso la sopravvivenza della popolazione durante il lungo inverno.

 

La festività celebrava la luce, che si rifletteva nell'allungamento della durata del giorno, e nella speranza per l'arrivo della primavera. Primavera, purezza, grazia, rinascita… Luce: la festa di Imbolc è proprio la festa della “Luce del grembo”, che celebra la capacità di dare vita e rinnovare tanto nella donna quanto nella terra. In questo particolare periodo dell’anno, infatti, le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando, che i nostri sensi tornano “sensibili” dopo l’assopimento determinato dal lungo trascorrersi del raccoglimento invernale.

 

Imbolc è una delle festività celtiche chiamate “del fuoco”, dedicata alla dea Brigit o Brighid, da “breo”, fuoco. In effetti era la dea del triplice fuoco, rappresenta spesso come 3 sorelle (fanciulla vergine, madre feconda e vecchia corrispondenti alle fasi della natura), contemporaneamente protettrice dei fabbri, dei poeti e dei guaritori, figure dalla grande carica simbolica. I fabbri lavorano i metalli, ne mutano l’essenza, da veri alchimisti. L’alchimia letteralmente era l’arte di tramutare i metalli meno nobili in oro, ma in senso lato questo processo rimanda all’itinerario psichico che porta alla coscienza di sé tramite la liberazione dai conflitti interiori, come crescita spirituale. I poeti erano onorati dai Celti quasi come divinità. La poesia era infatti considerata sacra e di conseguenza magica. Infine i guaritori, non erano semplici medici che curano sintomi fisici, ma curatori delle anime e sanatori della parte più spirituale degli individui. Altri elementi sacri alla Dea Brigit erano la ruota del filatoio, simbolo della Ruota dell’Anno ma anche strumento che tesse le fila della vita, la coppa, grembo della dea, e lo specchio, porta verso il mondo sovrasensibile.

 

Il fuoco, in questo contesto, si erge a simbolo di luce e di purificazione, di sostentamento e di fecondità. Esso rappresenta il Dio che feconda la Dea, l’energia maschile e quella femminile che si incontrano per dare origine alla vita. I riti che si compiono in questi giorni sono volti all’osservazione della natura e del suo risveglio e sono simbolici del sole tiempido, della pioggia che nutre la terra e della trasformazione interiore. Come anticipato il fuoco si richiama alla luce che è il centro stesso della celebrazione: per questo il rituale più diffuso era proprio l’accensione di luci e candele a simboleggiare il calore, la fertilità, le nuove prospettive, il passaggio dall’ombra (pur sempre positiva) alla gioia della linfa vitale che ricomincia a scorrere nelle vene di Madre Terra, e da essa a quella di tutta la linea femminile. Oggigiorno in alcune parti del mondo la ricorrenza di accendere fuochi esiste ancora ma alle nostre latitudini si preferisce celebrare questa fase di passaggio accendendo candele bianche, simbolo di purificazione. Può essere utile accompagnare il rituale con propositi di crescita, rinnovamento e consapevolezza, certi che la Primavera arriverà sempre per noi dopo il lungo Inverno, e con essa il ritorno alla vita. 

 

Questo è il momento dell’anno per eccellenza per richiamare a noi stesse (ma anche per gli uomini e per la componente femminile sacra che custodiscono) tutte le energie necessarie pronte alla fioritura per farci trovare pronte alla rinascita della terra e del cuore, lasciando andare il superfluo, la pesantezza dell’inverno, gli ostacoli incontrati nel suo buio. E’ proprio il momento più adatto per liberarsi di cose, emozioni, pensieri inutili, controproducenti, limitanti. 

 

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