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LA TEORIA DEI 7 SPECCHI ESSENI | COME INCONTRARE SE STESSI ATTRAVERSO L'ALTRO

February 21, 2017

Il Popolo degli Esseni (chiamati anche Nazareni) rimane tutt’oggi uno dei più misteriosi, portatore di un forte messaggio di risveglio spirituale: non solo in collegamento con la religione cristiana, per essere stato la culla della discendenza di Gesù, ma come base Universale per svariate filosofie da Occidente a Oriente. Contribuisce infatti alla ricerca spirituale dello gnosticismo e della Cabala; si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, negli insegnamenti dei Veda e nel buddismo, dove il "sacro albero dell'illuminazione" non e' altro che l'albero della vita. Gli esseni erano legati alla terra, vegetariani e profondi conoscitori delle proprietà di erbe, cristalli e colore, con i quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto: detenevano un’antica conoscenza, tramandata da Atlantide, portata in Palestina da Mose' e divulgata successivamente in Europa dagli egizi.

 

In particolare, l'aspetto esoterico dell'insegnamento Esseno è rappresentato dall'albero della vita e dalle comunioni con gli angeli, come citato nel libro “Il Vangelo Esseno della Pace”, in cui gli angeli vengono chiamati energie elettromagnetiche della luce, dell'aria, della terra, dell'acqua e del sè. Il pensiero Esseno sostene che l'essere umano, in accordo con il proprio Dio interiore, custodisce un "progetto dell'anima" e che, aiutato dai propri angeli custodi, o spiriti guida o maestri - che con qualsiasi denominazione, non sono altro che le nostre innate forze psichiche - arriva sulla Terra per imparare ciò che si è prefisso, acquisendo integrità ed esperienza per crescere nella consapevolezza di Essere di luce. Nel processo di apprendimento del proprio progetto di Vita, di certo non siamo soli ma possiamo trovare nell’altro lo specchio per guardare alla profondità di noi stessi, interrogandoci su ciò che stiamo vivendo, anche e soprattutto quando nell’altro, in un suo modo di agire o reagire percepiamo qualcosa che ci crea un fastidio più o meno inconscio, e con il quale crediamo di non riuscire ad incontrarsi se non senza lo scontro.

 

 

In realtà, ogni incontro o scontro nasconde sempre un’occasione di auto-osservazione e quindi di crescita. Quale miglior modo abbiamo di decifrare il segnale che una persona ci mostra, entrando nella nostra vita? Rispecchiandoci in lei. L’immagine riflessa rimanda ciò che siamo e come vibriamo. In questo senso, proprio gli Esseni con la loro millenaria saggezza avevano identificato 7 specchi, o 7 stadi di relazione sperimentati da ogni persona, divulgati dal geologo e spiritualista da Greg Braden, che permettono, entrando in contatto con l’altro, di svelare o fortificare la nostra consapevolezza interpretando la complessa simbologia dei rapporti, che costituiscono il senso profondo dell’Essere… Umano.

 

Il primo Specchio: cosa io sono nel presente?

Il primo specchio è l’Hic et Nunc: il momento in cui iniziamo a metterci a guardare: il mistero è incentrato su cosa noi inviamo, nel presente, alle persone che ci stanno accanto. Non solo dunque uno stadio di consapevolezza di esistere, ma di Essere anche ciò che chi ci è vicino, ci rimanda rispecchiandoci. Comprendiamo di Esistere, Essere, e che non c’è separazione fra noi e gli altri, nel bene e nel “male”, nel positivo e nel “negativo” che riconosciamo.

 

Il secondo Specchio: come giudico nel presente?

Simile al primo stadio, ma è più sottile, perchè si focalizza proprio su ciò che giudichiamo nel presente, ciò che pensiamo, ciò per cui abbiamo pregiudizio. Questo specchio, infatti, a differenza del primo, non ci mostra ciò che siamo ma i pregiudizi che abbiamo nei confronti degli altri, i quali ci mostrano esattamente la rabbia, l’astio o la gioia che ci appartiene e che state giudicando.

In questa fase, quando qualcosa ci infastidisce dell’altro, abbiamo la possibilità di comprendere che quell’atteggiamento o quel modo di fare è, in primis, nostro.

 

Il terzo Specchio: cosa trovo nell’altro, che ho perduto o non ancora conosciuto?

Questo specchio si attiva con persone che fanno vibrare in modo intenso la nostra anima con un incontro magico, e anche fisicamente con la percezione di brividi, scosse, pelle d’oca. Secondo le parole di Braden  “attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, abbiamo rinunciato a delle grosse parti di noi stessi per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Queste parti di noi possono venir perse più o meno consapevolmente, o portate via da coloro che esercitano un potere su di noi. Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con lui, ponetevi una domanda: che cos’ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? Il terzo specchio ci invita a domandarci: perché sento il bisogno di stare con quella persona? Quali sono le caratteristiche che mi piacciono e che mancano in me? Cosa sto cercando in lei/lui?” Il terzo mistero dei rapporti umani sarà proprio scoprire che con ognuno possiamo arrivare a questo specchio, perchè si possono vedere parti di noi in tutti. Ma c’è un aspetto molto importante: sentire “affinità” non significa aver trovato un compagno di vita che forma la coppia. Questo rapporto potrebbe invece essere semplicemente l’inizio di una profonda amicizia o di una fase di vita di grandi condivisioni per il lasso temporale che sceglierete, nel rispetto dell’altro.

 

 

Il quarto Specchio: da chi/cosa dipendo?

Spesso si adotta un modello di comportamento senza averne consapevolezza e diventandone dunque succubi, tanto da plasmare i ritmi della vita intorno ad essi. Le dipendenze non sono solo alcol, fumo o droghe: ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l’esercizio di controllo in ambito aziendale e in famiglia, la dipendenza dal sesso e dal possedere o generare denaro e abbondanza. Un modello di dipendenza può anche avere qualità “positive”, ma si sarà pur sempre creato e consolidato nel tempo diventando un automatismo arrugginito che non scegliamo nemmeno più. Con le dipendenze, che siano di sostanze o affettive, stiamo rinunciando al nostro singolo progetto di vita parte determinante del progetto Universale perchè soffochiamo dinamicità e libertà nel momento presente. Il tratto positivo di questo modello è che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza dover arrivare agli estremi e perdendo tutto, guardando l’automatismo e lasciando andare. Possiamo riconoscerlo, guarirlo e sintetizzare le nostre parti.

 

Il quinto Specchio: come mi rapporto con il principio femminile e maschile, con il mondo e con il divino?

Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori e l’interazione che intratteniamo con loro, chiedendoci di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le credenze e le aspettative che nutriamo nei confronti del rapporto più sacro che ci sia dato di conoscere sulla Terra: il rapporto che intercorre fra noi, la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo. Infatti, nel nostro continuo “venire alla luce”, iniziamo il ciclo in connessione con la nostra pura essenza, osserviamo e creiamo aprendo lo spazio in connessione l’energia della madre ma per formare le nostre esperienze e identità dobbiamo chiudere lo spazio, diventando ciò che siamo, grazie all’energia del padre: solo e soltanto con la sua direzione chiudiamo il ciclo e torniamo all’essenza per poterne riaprire un altro (ed il problema è che spesso restiamo nella fase in cui l’identità diventa identificazione!). La relazione con i nostri genitori può quindi svelarci il nostro rapporto con il divino e con il nostro modo di vivere. Tutto ciò che vediamo nei nostri genitori rappresenta il rapporto con Dio/la Vita o con ciò che per noi rappresenta il Divino/la Vita. Lo specchio ci dice che se ci troviamo in difficili rapporti con i nostri genitori, significa che abbiamo difficoltà nel rapporto con Dio/la Vita e se vogliamo trasformare il rapporto con loro dobbiamo trasformare il nostro rapporto con il Divino/la Vita. 

 

Il sesto Specchio: qual è la mia vera essenza?

Gli antichi lo chiamarono l’oscura notte dell’anima: è infatti nel momento in cui guardiamo la nostra ombra che utilizziamo la nostra luce e le diamo direzione, in perfetta sintonia con l’equilibrio difficile e sublime che l’Essere al mondo comporta. L’Universo ci mette davanti le sfide più grandi solo quando sa che possiamo superarle, scoprendo una forza impensabile o proprio per poter mettere in pratica gli strumenti acquisiti. Da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle che ci vengono imposte dai rapporti umani e forse dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere concepite come delle grandi opportunità, che ci consentono di saggiare la nostra abilità, anziché come dei test da superare o fallire. E’ proprio attraverso lo specchio della notte oscura dell’anima che vediamo noi stessi nudi senza l’emozione, il sentimento ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci. Attraverso questo specchio possiamo provare a noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia e che tale fiducia può essere accordata anche a noi, mentre stiamo vivendo la vita e comprendiamo la nostra grandezza, evoluzione, crescita.

 

 

Il settimo Specchio: comprendo che tutto è perfetto! 

L’ultimo step ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi e da noi quando eravamo puro Sè, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente, senza misurarci con l’esterno. Tutto ciò che accade, qualsiasi evento, qualunque incontro è perfetto così com’è.

E’ l’esperienza che deve fare la nostra anima, senza aggiungere alcun giudizio. Nella prospettiva di questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale – qualsiasi aspetto – sia perfetto così com’è. Dalla forma e peso del nostro corpo, ai risultati personali in ambito accademico, aziendale, sportivo, relazionale. Il settimo specchio ci invita quindi a permetterci di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

Il mistero del settimo specchio esseno, dunque, è proprio la comprensione suprema del Tutto, dove il nostro essere onda è assolutamente perfetto nell’oceano della vita.

 

Siamo invitati a conoscere noi stessi in presenza di altri, attraverso i nostri rapporti umani e quando quei rapporti sono sanati, noi diventiamo il beneficio di quella guarigione e lo portiamo in noi nel sogno ad occhi aperti della vita, camminando fra i due mondi del cielo e della terra.

 

Fonte: Gregg Braden - trascrizione della videoconferenza “Camminare tra i mondi”

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