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MENTE OLOTROPICA | L'ESPLORAZIONE PROFONDA DEL CAMPO ENERGETICO UMANO PER LA CURA DI SE'

January 29, 2017

 

Il termine “olotropico” deriva dal greco, holos (“intero”) trepein (muovere verso, in direzione di, qualcosa). Letteralmente dunque, orientato verso la totalità, che si muove verso la totalità. In sintesi la parola sta ad indicare che nel nostro stato quotidiano di coscienza ci identifichiamo soltanto con una piccola frazione di chi siamo veramente. Al contrario, negli stati olotropici, riusciamo a trascendere i limitati confini dell’Ego e a rivendicare la nostra piena identità.

 

La mente è di per sè qualcosa di misterioso, definita come “l'insieme delle facoltà e attività psichiche dell'uomo, specialmente quelle razionali e intellettive, in opposizione al corpo o al cuore come sede dei sentimenti”,  rappresenta un territorio vasto e affascinante da esplorare. "Olotropica" è invece un lemma che fa pare del campo semantico proprio della fotografia, deriva dal greco òlos e significa 'tutto', 'tutto intero'.

 

 

In sostanza, come nel procedimento fotografico dell'olografia, ogni parte della lastra contiene l'intero fotogramma, così, secondo quanto asserisce Stanislav Grof, pioniere e autore del concetto della mente olotropica, la coscienza del singolo individuo comprenderebbe non solo ciò che è la storia della sua vita dopo che è nato, ma anche altri due livelli:

 

- il livello perinatale (relazionato con l'esperienza della nascita in sè)

 

- il livello transpersonale (relazionato con il superamento del confine spazio-temporale), grazie al quale la nostra coscienza può avere accesso a ogni aspetto dell'universo, alla sfera degli archetipi come al mondo del mito e altro ancora, sviluppando capacità omnicomprensive che non possono che giovare all’individuo.

 

Il termine “Olotropico” in sostanza indica un vasto ed importante sottogruppo di stati non ordinari di coscienza che possiedono sorprendenti potenzialità terapeutiche e di trasformazione, distinguendoli da quegli stati non ordinari di coscienza derivanti invece da menomazioni organiche causate da intossicazioni, traumi cerebrali, infezioni o processi degenerativi del cervello. 

 

Grof inizia i suoi studi in Cecoslovacchia, negli anni 60, come psichiatra di formazione freudiana interessato alle malattie mentali gravi. In quel periodo veniva sperimentato negli ospedali, e in quelli psichiatrici in particolare, un nuovo ritrovato psichedelico, l’LSD, che permetteva l’induzione di stati non ordinari di coscienza molto profondi e di grande interesse per i ricercatori della mente. Le ricerche di Grof lo portarono a rivedere le proprie teorie di base e ad ampliare la propria visione della psiche. Ciò cui assisteva durante i suoi esperimenti sulla psiche non poteva essere spiegato attraverso il paradigma freudiano; iniziò a confrontarsi con amici parapsicologi, neurofisiologi e tanatologi; divenne un profondo conoscitore delle teorie di Carl Gustav Jung, e di quelle teorie “alternative” che gli permettevano di integrare i risultati delle sue ricerche e indagini personali, alla filosofia della scienza contemporanea.

 

Anzitutto, nel seguire le teorie della mente olotropica e nel mettere in pratica procedimenti mirati alla cura e al benessere dell’individuo, Stanislav Grof ha pensato di andare controcorrente, introducendo, per esempio, l’utilizzo dell’LSD quale attivatore di particolari stati di coscienza. In questo senso aveva infatti iniziato i suoi primi esperimenti con l'LSD, all'epoca legale. Ciò venne sperimentato su moltissimi pazienti cronici, e venne sperimentato anche dai ricercatori stessi, che vedevano scaturire da coloro che si sottoponevano al trattamento con tale sostanza, interessanti e nuove concezioni sulla psiche umana, sulla realtà e sulla natura, del tutto incompatibili con il paradigma scientifico corrente, il modello newtoniano cartesiano; piuttosto, tali intuizioni sembravano trovare accordo con le più moderne concezioni della fisica quantistica relativistica, con la teoria dei sistemi e dell’informazione, lo studio delle strutture dissipative, le recenti ricerche sul cervello, l’olografia e il pensiero olonomico.

 

Il merito di Stanislav Grof però, è quello di aver sviluppato una tecnica particolare di evoluzione della coscienza, resa possibile attraverso un metodo naturale, ovvero la  respirazione olotropica. Questo tipo di respirazione, consente un’autoesplorazione che mobilita il potenziale di guarigione spontaneo della psiche, che sarebbe a suo parere in grado di provocare, al pari dell’LSD, stati non ordinari di coscienza. Secondo le teorie di Grof, le esperienze che emergono durante questa attivazione dell'inconscio sono terapeutiche, in quanto servono per sbloccare parti arenate di noi e blocchi emotivi.

 

Come gli antichi sciamani e riprendendo la ritualità primitiva e animista, Grof include in questo processo di profonda conoscenza anche la capacità evocativa della musica e i movimenti e l’istinto del corpo. Sì dunque alla magia, strizzando l’occhio anche alla fisica quantistica, alla matematica e alla termodinamica, Grof include tutto: materialità, spiritualità, misticismo, ricordi di vite precedenti, calcolo, sciamanesimo, teoria dei quanti, teoria del caos e universi paralleli che trascendono spazio, tempo e i confini dell’io.

 

 

Sebbene il termine “Olotropico” sia stato coniato piuttosto recentemente, ovviamente gli stati olotropici di coscienza sono invece sempre esistiti e fanno parte della storia dell’uomo fin dai suoi albori.

 

Negli stati olotropici la coscienza è trasformata qualitativamente in maniera importante, ma non viene menomata come accade in seguito a traumi o a degenerazioni organiche. La persona rimane presente per quanto riguarda lo spazio e il tempo, e non perde il contatto con la realtà quotidiana. Il campo di coscienza viene però inondato da contenuti provenienti da altre dimensioni dell’esistenza, in un modo che può essere molto intenso e a volte persino schiacciante. Mentre dunque una parte della coscienza rimane vigile, raccoglie, osserva, elabora, l’altra parte si trova in un mondo diverso.

 

Gli stati olotropici sono caratterizzati da una forte trasformazione percettiva in tutte le aree sensoriali. Quando vengono chiusi gli occhi il campo visivo può essere invaso da immagini provenienti dalla nostra storia personale, dall’inconscio individuale e collettivo. Si possono avere visioni ed esperienze che ritraggono svariati aspetti del regno animale e vegetale, della natura o del cosmo. Le nostre esperienze ci possono portare nei reami della mitologia e degli esseri archetipici. Le emozioni che si sperimentano durante gli stati olotropici coprono uno spettro che si estende ben oltre i confini delle comuni esperienze. Includono sensazioni di rapimento estatico, beatitudine suprema, ma anche di terrore abissale, rabbia omicida, disperazione totale, sensi di colpa e altre forme di sofferenza emotiva inimmaginabili. Le espressioni estreme di tali stati emotivi coincidono con le descrizioni dei regni paradisiaci o infernali che si trovano nei libri sacri delle grandi religioni del mondo. L’intelletto non è indebolito, ma funziona in maniera profondamente diversa dal solito. Se da un lato può succedere che non siamo più in grado di fidarci dei nostri giudizi per quanto riguarda le vicende del quotidiano, dall’altro può capitare di essere letteralmente travolti da informazioni del tutto valide in svariati campi. Riusciamo a portare alla luce profonde intuizioni sulla nostra storia, su dinamiche inconscie, su difficoltà emotive e su problemi interpersonali. Possiamo anche sperimentare rivelazioni straordinarie su vari aspetti della natura e del cosmo che vanno ben oltre la nostra formazione scolastica e intellettuale.

 

Accade che la persona attraversi sequenze di morte e rinascita psicologica e una vasta gamma di fenomeni transpersonali, come sensazioni di unità con altre persone, con la natura, con l’universo e con Dio. Si riescono a riportare a galla ricordi che sembrano provenire da altre incarnazioni; si incontrano potenti figure archetipiche, si comunica con esseri disincarnati e si visitano paesaggi mitologici. Esperienze olotropiche di questo tipo sono la fonte principale di cosmologie, mitologie, filosofie e sistemi religiosi che descrivono la natura spirituale del cosmo e dell’esistenza.

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