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"PODOVOERE": POTER DOVER VOLERE | UNA RISPOSTA MORALE AI NOSTRI PERCHE' NEL TEMPO

May 6, 2017

Nelle conversazioni verbali più disparate fra individui, facendo particolarmente attenzione, ci si rende conto che gli argomenti, seppur composti da verbi coniugati in diversi tempi, si possono esprimere sempre in: passato, presente e futuro. L’ovvietà di questa affermazione nasce dal fatto che il tempo in quanto tale, non può che dividersi esclusivamente nelle suddette categorie. Proprio perché è la vita, che nel suo ciclo continuo unidirezionale, da momento presente, si tramuta in maniera relativamente immediata in attimo passato, in attesa similmente immediata per l’istante di fugace futuro che ne subisce le stesse sorti. Detto ciò, l’essenza della nostra esistenza viene scandita dallo scorrere del tempo inizialmente secondo una linea retta ben precisa, la cui composizione fatta di punti, ossia di frazioni di un tempo assolutamente soggettivo, ne determina l’intensità con la quale ogni singolo individuo la percepisce.

 

Una volta compresa la dinamica iniziale del tempo, affrontando le nostre scelte ed i nostri "scopi di vita" ci ritroveremo a confrontarci con un tempo che in realtà non ha una direzione, ma è in assoluto un punto, fermo nell'immanente presente, difficile da concepire ma facilmente intuibile se consideriamo che in sostanza passato, presente e futuro così come li immaginiamo quotidianamente in realtà "non esistono" se non nella nostra mente. Ecco dunque il motivo per cui il tempo in sostanza è assolutamente soggettivo e mai fisso se non nel singolo punto "inesistente" eppure "presente" al centro della nostra dimensione vita. Immaginatevi il tempo come un segno indelebile che lasciamo ad ogni nostra scelta nel percorso di crescita ed evoluzione, un segno che si sposta con noi, che resta dentro di noi, ma che non ha né direzione né verso, un singolo punto. 

 

Se lasciassimo tutto al caso, anche la domanda più banale non richiederebbe necessariamente una risposta, poiché la nostra curiosità sarebbe pari a zero, considerando che saremmo semplicemente sospinti da continue coincidenze che disegnano il nostro destino. Eppure un motivo deve esserci, qualcosa che possa dare una giusta motivazione alle nostre vite per meritare di essere vissute, un perché a tutto questo deve esistere dopo tutto. Ebbene, la sostanza dell’essere uomini, che ci distingue dagli animali, i quali ugualmente sanno definire il cosa se hanno i sensi per decifrare, ugualmente sanno soddisfare il come se sorretti dal naturale senso di sopravvivenza, ugualmente potranno rendersi conto del dove se hanno attivo un banale termometro interno, ci permette di spingere la nostra sopravvivenza a porci una domanda in più, la quale indiscutibilmente ci rende ciò che siamo: il perché

 

 

Dare un senso alle cose, che sia esso un senso materiale, logico o morale, è la spinta che anima l’evoluzione. Ed è proprio questa spinta che ci fa camminare per il sentiero scelto, sul quale però, come dicevamo, ci siamo dovuti fermare proprio per capire a fondo il senso del perché. Ma cosa vuol dire nello specifico “dare un senso alle cose”, “definirne un perché”?. Non si tratta di definire cosa è una forma, neanche come sia composta la forma in questione, né dove si trovi, ma sostanzialmente, per l’appunto, perché “è”. Ma tra il perché e gli altri punti di domanda, necessitiamo di ulteriori informazioni: il cosa, il come, il dove nel quando! 

 

E’ strano prendere confidenza con un’affermazione del genere ma: l’entità del perchè si insinua in noi soltanto quando il concetto di tempo è finalmente definito alla nostra coscienza. Ciò può accadere soltanto quando ci si rende conto di avere uno scopo nella vita, ossia quando il  cosa, il come, il dove diano inizio ai battiti del cronometro interno all’uomo.  Il tempo segnato sul cronometro lo stabilisce l’uomo stesso, ognuno secondo una propria destinazione, secondo un soggettivo modo di interpretare l’inizio e la fine. Questo è esattamente l’istante in cui l’essere umano ha recuperato la consapevolezza, ha aperto le porte alla coscienza ed ha posto avanti a se il piede dell’intenzione, il momento in cui si è reso conto dell’importanza dei suoi simili nel processo evolutivo. L’istante in cui i suoi pensieri di potere, dovere e volere sono finalmente riuniti in un’unica risposta univoca alla domanda: perchè esisto? oppure: qual’è il mio scopo?

 

Il perchè è un punto di arrivo soprattutto dovuto al fatto che le risposte alle domande con l’incipit “perchè” non hanno tempo, esse sono valide in, e per, qualsiasi attimo, che sia esso del passato, del presente o del futuro. Riunire il posso, il devo ed il voglio e dare quindi un perchè univoco ad una qualsiasi domanda, è la fonte di certezza, è l’ Essere nel Fare.

 

Questo intricato preambolo serve a darci l’idea delle possibilità sostanziali che l’uomo, che si possa definire tale, ha nei confronti della vita. Motivo per il quale il gioco della vita, solo ed esclusivamente se l’individuo lo vorrà, ci offre alcuni doni con i quali raggiungere le vette degli alti perché

 

CONSAPEVOLEZZA:

- conoscenza dell’eterno passato 

- ciò che possiamo essere/fare

 

COSCIENZA:

- conoscenza dell’immanente presente

- ciò che dobbiamo essere/fare

 

INTENZIONE:

- conoscenza dell’infinito futuro) 

- ciò che vogliamo essere/fare

 

 

Vi invito ora a fare di questi pensieri uno spunto per la vita di tutti i giorni, una piccola esortazione a sperimentare un nuovo modo di pensare ed agire, uno stimolo all’intenzione che attraverso l’azione possa dare una reazione che sia equilibrio nel nostro fare, una tesi che spetterà a voi anti-teorizzare per dare vita ad una vostra personale sintesi, ed è: 

 

il “podovoere” 

 

niente errori di battitura, è proprio questa l’esortazione. Rappresenta l’unione del potere, dovere e volere, è la sintesi estrema delle nostre scelte, l’unica secondo la quale qualsiasi cosa verrà dopo sarà la giusta conseguenza del nostro fare, ciò che inequivocabilmente ci porterà al nostro essere. Provate, ogni qual volta vi troverete di fronte ad una possibilità di scelta, a dare tre risposte ai tre perchè; se ogni perchè vi porta al SI’ l’azione è essere nel fare, se ogni perchè vi porta al NO l’azione è comunque essere ma nel non fare, se invece ci sarà la commistione di SI e NO fate attenzione...potrebbe esserci ad esempio un potere che non ha basi solide, un dovere al quale non volete sottostare, un volere che non è motivato abbastanza. Cercate di riunire corpo, mente e anima, in un unico “perchè podovo!”.

 

 

Ma traiamo le conclusioni: noi “podovoiamo” affermare che qualora le scelte dell’essere umano siano definite dalla triade dei perché, le intenzioni che motivano le azioni hanno una validità assoluta e l’azione ha effettivamente ragione di esistere. Tutto ciò che ne deriva è la risultante dei perché, è l’effetto morale di cui necessitiamo per poter auto-valutare noi stessi, affinché la facoltà di giudizio si affini ed agire sempre più direttamente verso ciò che riteniamo giusto.

 

Per concludere e farvi riflettere sull'importanza morale di una scelta vi offriamo un esempio di frase coniugata con il verbo "podovoere": 

 

“Io podovo andare al parco” indica che il soggetto può andare al parco (perchè magari ha tempo per farlo), deve andare al parco (perchè magari gli fa bene per la sua respirazione asmatica), vuole andare al parco (perchè sa che andare è per lui fonte di piacere e benessere interiore).

 

Questo banale esempio ci fa intuire come spesso alcune azioni che compiamo siano sorrette soltanto da uno o due dei tre elementi, scartandone uno o due senza sapere davvero il perché delle nostre azioni. Come già accennato in precedenza è il “perchè” delle nostre azioni che ci fa entrare uniformemente nel concetto di tempo, ma se questo perché non è sorretto dal potere, dal dovere e dal volere, ci sarà sempre un motivo per il quale quell’azione specifica potrebbe non essere fatta, o dovrebbe non essere fatta o, infine, non si vorrebbe farla. Ricordiamo che l'obiettivo di questo univoco modo di vedere il perché ci potrà aiutare a fare chiarezza sulle nostre scelte, ma solo se la risposta ai 3 perché risulta essere la stessa.

 

 

Il nostro è un "podovoere morale" perché possiamo davvero essere liberi soltanto se ci renderemo conto che è libertà di scelta quando scegliere per sé implica inevitabilmente scegliere per gli altri e coinvolgere anche gli altri esseri umani che ci circondano. 

 

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