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STORIA DEL POSTO IN CUI ANDARE QUANDO PIOVE

July 11, 2017

 

Pioveva da giorni. L'acqua filtrava fra le fessure dei rami, dei tetti, dei volti, come se lassù nel cielo si fossero stappate milioni di bottiglie di spumante. Doveva esserci stata una bella festa, lassù. Peccato che proprio in quei giorni il trambusto della città, la frenesia delle reazioni, l'avidità delle insicurezze, lo sconforto dei desideri caduti dal cielo e infranti sulla terra, avessero assorbito tutte le attenzioni di tutte le genti di tutti i paesi del mondo. Forse la pioggia fra le fessure (lo spumante di celebrazione dal cielo) era semplicemente la festa di chi, più in alto, si godeva lo spettacolo del trambusto del basso. Come deve essere stato malinconico e divertente vedere di milioni di vite affannate, in ricerca. Che strano paradosso dev'essere stato, lassù, vedere così tante vite stare così male per stare bene, affrontando la sfida più bella e intensa e contraddittoria ed esaltante ed esasperante e importante di tutta la loro vita, senza quasi rendersene conto: la ricerca. É importante! Davvero lo é! E da lassù, lo preciso, non c'era proprio nessuno a prendere in giro noi angeli senza ali: sorridevano con amorevolezza alla nostra cecità, alla nostra sordità e, purtroppo, al tempo che non é mai perso, ma ben può essere sprecato. Quella pioggia battente e tutto quello spumante dovevano servire a chi ne fosse ubriacato, semplicemente per fermarsi a respirare il suo odore pungente, la brezza e l'ebrezza del suo oscillare, per ridimensionare lo sconforto, ed accorgersi che come il sopra é già il sotto, come in cielo così in terra, si sarebbe potuto festeggiare alle umane quotidiane conquiste, alle mani tese, agli occhi curiosi, alla forza di resistere e a quella di lasciare andare, al passaggio fra i poli di personalità scomposte che negli abbracci ricuciscono i loro pezzi, alla scoperta, al cambiamento nel sapersi vivi di volontà luna e sole, a tutto quanto arriva per essere compreso, onorato, trasformato.

 

 

Proprio così. Lassù, come quaggiù, tendiamo a non aver sempre le idee chiare.

 

Ma dunque, é qui che arriva il centro del racconto dopo un inizio lungo e carico di aspettative - che inutile e beffarda attesa, perché più del passato conta il presente e perché questa é la storia del posto in cui andare quando piove.

 

Ecco, quando piove, e piove tanto, e le onde passano fra le fessure dei rami, dei tetti e dei volti, bisogna rintanarsi nell'unico luogo sicuro alle inondazioni, forte alle tempeste, accogliente al mare calmo, espanso al calore della luce e dell'ombra. Esiste solo un posto come questo ed é un posto diverso e uguale per ognuno dei milioni di volti con le milioni di fessure solcate dai brividi... Il centro. 

 

 

Per proteggersi, o per ritrovarsi, é opportuno tornare al centro, che dal centro tutto nasce e tutto torna: e le preoccupazioni le lava via la pioggia, e le paure le porta con sé il destino. Non ha dimensione, non ha tempo, non ha spazio, si dice che sia infinito, e ci sia un soffitto di stelle dove passa per un attimo una cometa blu. Ed é proprio quando ognuno é al centro di se stesso che si scopre che avviene il piccolo miracolo, e se si allunga l'anima un poco più in là, oltre il proprio confine, si tocca l'anima di un altro proprio accanto, il suo tepore, i suoi ricordi, il suo embrione di gioia e tristezza... E ogni anima la trovi accanto, così sopra come sotto, e di certo fra queste si ha la fortuna di incontrare anime affini. E forse qualcuna, nel suo centro, magari a chilometri di distanza, si potrà meravigliare che piove anche da te, che sei nel tuo centro, e la consapevolezza diverrà gratitudine e la gratitudine diverrà luce. Ognuno ha la sua scelta ed il suo destino, ma insieme si é più forti: e solo insieme la luce irradia dall'uno alle parti e solo insieme la luce irradia dalle parti all'uno.

 

Il centro non é un luogo, questo si sa, ma é l'unico posto in cui andare quando piove. Ed il bello é che quando pensi di essere solo, non lo sei mai.

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