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YOGA | COME EVITARE DI FARSI MALE DURANTE LA PRATICA!

April 2, 2017

“GNO’THI SEAUTO’N”, scolpito a imperitura memoria all’ingresso del tempio di Apollo a Delfi, ci esorta a conoscere noi stessi. Tanto ci sarebbe da dire e un’intera vita potrebbe non bastare per compiere il viaggio alla ricerca della conoscenza di noi stessi. Nei secoli diverse discipline e filosofie hanno tracciato percorsi che permettessero all’uomo di incamminarsi sul sentiero della conoscenza e della riscoperta. Lo yoga, così come altre filosofie e forme di riflessione su di sé, ci insegna a rivolgere prima di ogni altro sforzo, lo sguardo a ciò che ci abita dentro. Conosci te stesso.

 

Il lavoro di ricerca può essere portato avanti su diversi piani, nella meditazione per esempio il primo passo è il pratyahara, la ritrazione dei sensi dall’esterno verso l’interno e solo attraverso questo controllo dei sensi potremo giungere al samadhi (stadio supremo della meditazione in cui il praticante sperimenta, in diverse gradazioni ed intensità, l’unione con il tutto).  Sempre nello yoga, quando pratichiamo gli asana sul tappetino, posture yogiche, siamo nella fase dell’esplorazione e del contatto con il corpo e con la ricerca della consapevolezza di questo.

 

 

Durante gli asana, proprio in virtù di questa attitudine alla consapevolezza che si allena e sviluppa nella pratica, non esiste maestro migliore e guardiano più attento del proprio corpo di sé stessi! Per questo motivo praticando, da soli o con insegnanti esperti, bisogna avere ben chiaro quali sono le linee guida da seguire per evitare di danneggiare il corpo.

 

Regole da seguire durante la pratica:

  1. CERVICALI AL SICURO. La zona cervicale e’ la parte più flessibile della nostra colonna vertebrale, con la capacità di movimento più amplia e articolata in varie direzioni ma anche per questo e’ una delle zone più soggette a stress. Lo yoga ci può essere d’aiuto per imparare la postura corretta da mantenere e per attenuare piccoli dolori già presenti. Esiste una regola di carattere generale che bisogna ricordare sempre e che va rispettata in molti degli asana così come durante la giornata. 

    Mento rivolto leggermente verso il basso (verso il petto e non verso il cielo) e spingere il mento indietro come per avvicinarlo leggermente alla gola. 

    Esistono poi alcune posture che in certi stili di yoga prevedono di portare lo sguardo al cielo, alla mano in alto o in generale di piegare le cervicali portando la testa indietro rispetto al busto. Questi movimenti possono anche andar bene ma solo nel caso in cui siamo sicuri di avere il nostro tratto cervicale assolutamente sano e non già affaticato. Prima regola, ascoltare il corpo e sentire le sensazioni che arrivano quando forziamo la testa indietro per guardare il cielo e nel caso correggere subito riportando lo sguardo avanti e allineando le cervicali. I benefici di moltissime posizioni non sono date dal guardare la mano in alto o rivolgere lo sguardo al cielo ma dalla postura che assume il resto del corpo; lasciate lo sguardo in avanti spingendo il mento verso la gola e sarete sicuri di non compromettere le vostre cervicali e nello stesso tempo starete insegnando al vostro corpo la posizione corretta da assumere tutti i giorni.
     

  2. LOMBARI SANE. Altro tratto della colonna da monitorare e ascoltare mentre pratichiamo. Moltissime persone soffrono di dolori alla schiena e grazie allo yoga risolvono o alleviano questi disturbi. Anche qui la regola che vige e’ la stessa: ALLINEARE la colonna vertebrale e portarla dritta. Operare una retroversione del bacino, movimento estremamente semplice che si attua contraendo i glutei e spingendo l’ombellico verso la colonna. Portare l’osso sacro verso il basso e il pube in avanti verso l’alto.

    Coda in dentro!! Immaginare di essere un cagnolino e spingere la coda in dentro come fanno i cani quando hanno paura. L’importante è sentire il tratto lombare dritto e allungato.  Mai entrare in posizione come il Bhujangasana, Urdhva Mukha Svanasana, Ustrasana, Virabhadrasana I e II, Vrksasana…. senza aver prima posizionato il bacino nel modo giusto. Questo movimento mette al sicuro il tratto lombare della nostra colonna che può essere molto sollecitato nella pratica degli asana e ci abitua a prendere consapevolezza di questa postura che se assimilata bene dal corpo donerà grandi miglioramenti a chi soffre di ricorrenti mal di schiena. Se si lavora bene sul tappetino in breve tempo si correggerà  l’abitudine a posizioni scorrette salvando il corpo dal mal di schiena e regalando grandissimi benefici al tratto lombare. 
     

     

     

  3. GINOCCHIA ILLESE. Ginocchio della gamba avanti: In tutti quegli asana in cui abbiamo le gambe aperte e il ginocchio della gamba avanti è piegato, questo deve essere assolutamente allineato con il tallone. Quindi ginocchio della gamba avanti a piombo sul tallone, la linea immaginaria che collegherà tallone e ginocchio dovrà essere perpendicolare al pavimento ( 90 gradi, in alternativa potrà essere dei gradi in più ma assolutamente non dei gradi in meno).  Solo in questo modo terremo al sicuro l’articolazione non caricando eccessivamente di lavoro e peso il ginocchio. 

    Ginocchio della gamba indietro: fare molta attenzione quando per entrare nelle posizioni tra coscia e gamba avviene una torsione a livello del ginocchio. Esempio: Virabhadrasana I, nella gamba posteriore la coscia sarà ruotata in avanti perché seguirà la direzione imposta dall’allineamento del bacino mentre la gamba seguirà l’allineamento imposto dal piede (ruotato parallelo al lato corto del tappetino). La torsione si aggraverà ancora di più se, come indicato da certi stili di yoga, i piedi saranno disposti su una sola linea.  Il ginocchio in questo modo subirà una inevitabile torsione che, a lungo andare o come troppo spesso accade anche ai praticanti alle prime armi, porterà dolori a livello dell’articolazione del ginocchio.

    Per evitare questo tipo di problematiche ascoltare prima di tutto il proprio corpo e nel caso in cui si avvertisse un piccolo fastidio “pungente” al livello del ginocchio uscire subito dalla posizione. Volendo citare un grande maestro di yoga, dato che “lo yoga è per l’uomo e non l’uomo per lo yoga” (Jacopo Ceccarelli) l’atteggiamento più sensato da seguire è quello di prevenire disturbi al corpo e abituarci a praticare rispettandolo. Non essere ottusi nel seguire allineamenti che potrebbero danneggiare il corpo. Quindi, lasciando il bacino allineato in avanti,
    portare i piedi su due linee parallele (e non allineati su una sola linea) e ruotare la punta del piede posteriore verso l’inizio del tappetino ( quanto basta per sentire il ginocchio comodo e al sicuro). Nell’ Anukalana  Yoga infatti si parla di ALLINEAMENTO OTTIMALE SOGGETTIVO proprio per intendere che in prima analisi, tenuti certamente presenti gli allineamenti delle posizioni, vanno rispettate le differenze corporee dei diversi esseri umani proprio in virtù delle grandi differenze anatomiche che esistono tra gli individui.       

    Altro dettaglio estremamente importante riguarda le posture in cui una gamba è stesa e il  ginocchio dell’altra gamba è piegato con il piede sulla gamba tesa. Esempio,  Ardha Baddha Padmottanasana, variante di Janu Sirsasana, Ardha Baddha Padma Pascimottanasana. Prima di agganciare il piede della gamba piegata sopra la gamba tesa piegare la gamba senza operare alcuna torsione sul ginocchio, portando quindi il piede verso l’inguine, soltanto a quel punto ruotare il piede sulla gamba tesa. 

 

Ascoltare il corpo, senza arrivare mai al limite della posizione, il principio generale che vale sempre, in tutti gli asana, è comunque quello di fermarsi sempre prima del nostro limite. 

 

Lo yoga non è una gara per arrivare prima e meglio in una posizione e se si ha un insegnante che tende a portare la classe a fare questo...consiglio con il cuore di trovarne un altro.

 

Ascoltarsi, respira lentamente negli asana, godiersi tutto il percorso per arrivare nella posizione e poi inspirare ed espirare profondamente e lentamente mentre la si tiene.

 

Praticare è un viaggio, un’emozione immensa, asana dopo asana, ascoltare il corpo che respira si allunga e si apre e con esso il cuore che lo segue e si lascia andare…

 

Praticare può essere un’esperienza d’amore e di accettazione del nostro corpo e dei suoi limiti….e questa, a mio avviso, è la parte più yogica di tutte!!!

 

“Yoga non sono gli asana, ma tutta la strada che facciamo per trovarli.” J. C.

 

…buona pratica e buona vita yogica…

 

 

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